I Pesticidi e insetticidi causano la morte di pesci nel mondo | Ekonore

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No ai pesticidi

Insetticida più usato al mondo ha causato una moria di pesci

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Nel maggio del 1993 i risicoltori che vivevano nei pressi del lago Shinji, nel Giappone sud-occidentale, hanno iniziato a fare largo uso di un insetticida chiamato imidacloprid. Nel corso dello stesso anno le popolazioni degli artropodi come crostacei e zooplancton, che formano la base della rete alimentare, hanno iniziato a calare in modo vistoso. Verso la fine del 1994 due pesci molto importanti a livello commerciale come l’anguilla e l’osmero, che dipendevano da quelle specie come risorsa alimentare, sono crollati di numero. E mentre l’uso dell’imidacloprid e di altri neonicotinoidi continuava a crescere nel corso degli anni, quelle specie non si sono mai riprese.

Questi dati sono contenuti in uno studio pubblicato all’inizio del novembre 2019 su Science e sono i primi a mostrare come i neonicotinoidi - una classe di insetticidi tossici tra i più usati al mondo - possano diffondersi anche agli ecosistemi acquatici e danneggiare in modo significativo le risorse ittiche riducendole in modo drammatico. In più i ricercatori pensano che il Giappone non sia un caso isolato ma, piuttosto, un esempio di cosa sono in grado di fare queste sostanze negli ecosistemi d’acqua.

Il caso del lago Shinji è unico perché qui gli scienziati studiano le risorse ittiche già dai primi anni Ottanta del secolo scorso, oltre un decennio prima che fossero introdotti i neonicotinoidi. Raccolte di dati così vaste sono piuttosto rare. I ricercatori hanno accumulato di informazioni su qualità dell’acqua, popolazioni di artropodi e zooplancton, quantità di pesce.

Ed è proprio questo che ha consentito agli autori dello studio, guidato da Masumi Yamamuro, insieme al Geological Survey giapponese e all’università di Tokyo, di trovare una connessione chiara tra l’introduzione dei neonicotinoidi e il collasso della rete alimentare. Quando gli scienziati hanno fatto la media tra le popolazioni di zooplancton nei 12 anni precedenti l’introduzione dei neonicotinoidi e i 12 anni successivi, hanno scoperto che la biomassa è scesa, in media, dell’83%.

Da un’indagine del 2016 le larve di un moscerino, il Chironomus plumosus, sono risultate introvabili. Yamamuro è rimasta scioccata. “Nel 1982, quando ero una studentessa, ce ne erano tantissimi”.

Darren Walls, un portavoce di Bayer Crop Science, nella quale Monsanto è stata incorporata dopo la fusione tra le due società nel 2018, ha contestato che ci sia un legame diretto tra uso di neonicotinoidi e crollo degli stock ittici. Bayer è uno dei maggiori produttori di neonicotinoidi. “Le conclusioni che raggiunge lo studio sono forti ma non hanno un supporto” continua Walls, perché “è risaputo che gli ecosistemi acquatici sono sistemi dinamici e possono essere influenzati da diverse variabili, fisiche e chimiche”. Tuttavia sei ricercatori intervistati da National Geographic (dei quali nessuno ha preso direttamente parte allo studio) non sono d’accordo e diversi erano sorpresi dalla solidità della correlazione.

“Lo studio dimostra in modo convincente che il declino di due specie importanti, come l’anguilla e l’osmero, è stato provocato dai neonicotinoidi perché in quel lasso di tempo non è cambiato nessun altro fattore potenzialmente decisivo”, commenta Francisco Sanchez-Bayo, ecotossicologo all’università di Sydney che non ha lavorato al paper. Gli altri fattori che avrebbero potuto influire sul numero di pesci e di zooplancton sono la salinità, la clorinità, il contenuto dei sedimenti, l’ossigeno disciolto e altri parametri di qualità dell’acqua.

Olaf Jensen, esperto di impatti degli inquinanti acquatici alla Rutgers University, paragona l’impatto dei neonicotinoidi a un fattore di stress perpetuo. “L’applicazione continua di pesticidi è un fattore di disturbo ambientale costante, come una piccola continua perdita di petrolio”.

Pochi dati sull’acqua

I neonicotinoidi hanno iniziato a essere prodotti su ampia scala negli anni Novanta del Novecento. Queste sostanze, che a livello chimico sono simili alla nicotina, erano state accolte come alternative più sicure rispetto a quelle che hanno rimpiazzato perché tossiche in modo più selettivo verso gli artropodi e meno mortali per i mammiferi. Questi composti bloccano i recettori del sistema nervoso degli insetti, causando la loro paralisi e la morte.

Un numero di ricerche sempre maggiore sta però evidenziando che queste sostanze possono avere effetti non voluti. Ad esempio sono fatali per diverse api e farfalle e per questo motivo tre nicotinoidi tra i più usati (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam) sono stati vietati dall’Unione Europea per l’uso in campo aperto.

Jason Hoverman, ecologo acquatico alla Purdue University, dice che l’impatto sui sistemi di acqua dolce e di mare è stato finora poco studiato. “La ricerca sui neonicotinoidi finora si è concentrata soprattutto sui sistemi terrestri. Ma questo studio ci suggerisce che gli effetti avversi possono manifestarsi anche su quelli acquatici e che alterano la rete alimentare” continua Hoverman.

Questi insetticidi sono sistemici: vengono assorbiti dalla pianta e immagazzinati nelle foglie e nei tessuti. Spesso vengono usati per rivestire i semi: ma questo rivestimento viene spesso dilavato dall’acqua e finisce così nel suolo. Sono molti gli studi che provano come i neonicotinoidi possano contaminare superfici acquatiche come laghi e fiumi.

Dallo studio in oggetto emerge che bisogna rivedere il modo in cui vengono rilasciate le autorizzazioni per questi prodotti e ripensare a quali studi affidarsi prima di dare il via libera. Lo sostiene Dave Goulson, professore di biologia all’università del Sussex in Inghilterra, il quale ha scritto una lettera, insieme ad altri 232 sottoscrittori, per chiedere un giro di vite su queste sostanze.

In genere gli studi che portano a una autorizzazione si concentrano sull’impatto a breve termine su alcune particolari specie, ma secondo Rutger Jensen, che ha scritto un articolo di analisi in accompagnamento alla ricerca pubblicata su Science, le conseguenze indirette di medio termine, come quelle sulla rete alimentare, non vengono prese in considerazione.

Ovunque i ricercatori siano andati a parare, hanno rilevato qualche problema provocato dall’uso dei neonicotinoidi. Ad esempio uno studio pubblicato a settembre, sempre su Science, ha scoperto una correlazione tra l’uso di queste sostanze e gli uccelli, le cui popolazioni sono diminuite.

Un’evidenza che si aggiunge a un’ampia letteratura secondo la quale i neonicotinoidi sono in grado di ridurre le popolazioni di specie che non dovrebbero essere colpite e che stanno contribuendo al declino degli artropodi a livello globale.

Un problema mondiale

Secondo Yamamuro le conseguenze sono particolarmente evidenti nel lago Shinji perché è un ambiente salmastro, con una diversità di specie inferiore rispetto ai laghi d’acqua dolce e, quindi, più vulnerabile. “Penso che situazioni simili siano avvenute in altri ambienti salmastri, come le lagune e gli estuari di Paesi in cui si coltiva riso e si usano neonicotinoidi”, dice. Questo tipo di agricoltura, aggiunge la ricercatrice, è particolarmente impattante perché nelle risaie i pesticidi vengono portati via dall’acqua. E, dal momento che i neonicotinoidi sono solubili nell’acqua e persistenti, il problema della contaminazione è globale e si ha anche in quelle aree dove vengono utilizzati su colture in terraferma, come il mais e la soia.

“I neonicotinoidi devono essere regolati in modo più ferreo” dice Nathan Donley del gruppo ambientale Center for biological diversity. Donley pensa che questo studio costituisca una ragione in più per investire in modo più netto sulla ricerca di alternative non chimiche per il controllo dei parassiti. Come le coltivazioni multiple e le colture di copertura.

Hoverman concorda: “Oggi la sfida perenne è quella di bilanciare le esigenze di produzione di cibo con gli impatti ambientali che ne derivano”. “È ovvio che i pesticidi sono pensati per uccidere e, se applicati all’ambiente, fanno il loro lavoro. Investire in soluzioni che riducano la nostra dipendenza dai pesticidi ridurrebbe gli impatti ambientali”.

I ricercatori hanno concluso il loro studio citando il classico di Rachel Carson, Silent Spring: “Questi spray, polveri e aerosol oggi vengono applicati quasi universalmente su fattorie, giardini, foreste e case. Sostanze non selettive in grado di uccidere qualunque insetto, quello ‘buono’ e quello ‘cattivo’, di silenziare il canto degli uccelli e di fermare il guizzo dei pesci nei fiumi”. Lo scriveva nel 1962. Oggi, quasi cinquant’anni dopo, i ricercatori notano come quelle parole risuonino come una sinistra previsione. “L’impatto ecologico ed economico dei neonicotinoidi nelle acque interne del Giappone conferma la profezia di Carson”, concludono.

Fonte: www.nationalgeographic.it

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